VALERIA E PAOLO: il nostro gatto Singha
Egregio Dottore,
volevamo porle, se possibile, un quesito di carattere medico.
Pochi giorni fa è deceduto il nostro gatto Singha, un persiano che non aveva ancora compiuto 7 anni, per quello che si è stabilito essere un’insufficienza renale cronica.
È stata una cosa talmente improvvisa ed inaspettata che siamo rimasti sconcertati ed avendo altri gatti (una Thai e due incroci Thai-Siamese, razze ritenute soggette a questa patologia) vorremmo sapere come gestire in futuro un’eventuale situazione del genere.
Diciamo che avevamo notato un lieve dimagrimento, ma essendo il gatto sempre stato veramente magro non ci abbiamo dato peso. Quando ho notato che il dimagrimento era veramente notevole (credo un paio di settimane dopo all’incirca) mio marito mi disse che comunque il gatto mangiava e beveva regolarmente (essendo io al momento in gravidanza non posso più occuparmi delle cassette e della loro zona pasti che si trova nel sottoscala) così mi sono rassicurata, anche perché il gatto era veramente attivo.
Circa una settimana dopo abbiamo notato una lieve stanchezza e una certa inappetenza, il giorno seguente l’abbiamo portato dal veterinario che ce l’ha dato come terminale e, dopo avergli prelevato un campioncino di sangue per escludere un eventuale diabete, ci ha dato come responso IRC ed il giorno seguente il gatto è morto in seguito ad un peggioramento generale.
Nel disperato tentativo di salvarlo chiesi al veterinario se ci fosse una cura per l’IRC, ma mi rispose negativamente, quindi abbiamo deciso di non accanirci sul gatto con esami stressanti e di portarlo a casa con noi per fargli vivere serenamente il suo ultimo tempo.
Volevamo chiederle:
- È davvero così difficile notare i sintomi dell’IRC nel proprio gatto o abbiamo trascurato segnali importanti?
- Può essere che in un mese dai primi lievissimi sintomi un gatto arrivi a morire per questa patologia?
Mi sono informata in internet riguardo l’Insufficienza renale nel gatto e ho scoperto che è effettivamente irreversibile e che una volta che il gatto mostra i sintomi è comunque in una situazione piuttosto grave. Si dice, tuttavia, che si possa ancora garantire al gatto da qualche mese a qualche anno di vita di buona qualità tramite una dieta speciale, flebo sottocutanee 2/3 volte la settimana e integrazione di medicinali e vitamine quotidianamente a sostegno dei reni.
- Volevo chiedere se questa terapia è davvero efficace, perché a leggerla così mi sembra un po’ un accanimento terapeutico per un gatto (poi dipende sempre anche dall’indole del gatto). Amiamo i nostri gatti e faremmo di tutto per farli vivere a lungo sani e felici, tuttavia non vorremmo che i loro ricordi dell’ultimo periodo di vita siano infinite visite veterinarie, somministrazione di farmaci e punture se questi non possono garantir loro una vita veramente agiata e priva di sofferenza.
La ringraziamo anticipatamente per il tempo e l’aiuto che potrà darci, e cogliamo l’occasione per porgerle distinti saluti.
Valeria e Paolo
Gentilissimi Valeria e Paolo,
le informazioni che avete preso da internet sono corrette. L’insufficienza renale è una malattia
purtroppo non guaribile ma in alcuni casi se presa in tempo si può prolungare di molto la sopravvivenza del gatto. Mi riferisco soprattutto agli stadi iniziali che a volte sono asintomatici e possono essere scoperti con delle analisi del sangue. In tali casi utilizzando dei mangimi adatti e farmaci si riesce a rallentare molto la progressione della malattia. In ogni caso i segnali da non sottovalutare nel proprio a gatto sono innanzitutto l’aumento della quantità di acqua bevuta, la perdita di peso, di appetito e il vomito. Per quanto riguarda l’”accanimento terapeutico” io credo che vada valutato singolarmente ogni caso in quanto ci sono gatti anche molto gravi che tollerano bene le terapie e che almeno nei primi periodi mostrano di riprendere delle condizioni di vita accettabili. Distinti saluti,
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